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Pensiero Sistemico: perché?

Thursday, April 30th, 2009

(pubblicato su http://www.caosmanagement.it di aprile 2006)

Ogni cosa vien da ogni cosa, e d’ogni cosa si fa ogni cosa e ogni cosa torna in ogni cosa…
Leonardo da Vinci

LA COMPLESSITÀ
I problemi che l’umanità si trova a fronteggiare diventano sempre più resistenti alle soluzioni, in particolare alle soluzioni unilaterali.Si tratta di problemi complessi, ovvero che coinvolgono numerosi fattori economici, ambientali, tecnici, politici, sociali, morali: pertanto la soluzione, per essere efficace, deve tener conto di tutti questi aspetti, che interagiscono fra loro.

La tecnologia ci mette a disposizione potenti strumenti per effettuare interventi mirati: possiamo far crescere grano nel deserto dissalando l’acqua marina oppure distruggere con un missile a testata nucleare un asteroide che minaccia la Terra. Ma se proviamo ad affrontare un problema complesso da una sola angolazione, possiamo conseguire delle vittorie di Pirro, ossia ottenere un miglioramento locale, che sposta il problema da qualche altra parte, nel tempo o nello spazio.Trasferendoci dalle emergenze planetarie al nostro quotidiano, riscontriamo che anche la gestione delle nostre Aziende diventa sempre più complessa, per la globalizzazione dei mercati, per il tasso di aggiornamento delle tecnologie e per l’accelerazione dei cambiamenti sociali e politici.E quindi anche nel nostro lavoro ci imbattiamo spesso in problemi “resistenti” alle soluzioni specialistiche.
I LIMITI DELL’APPROCCIO SPECIALISTICO
L’approccio tradizionale ai problemi è di tipo meccanicistico: ovvero, un problema si analizza componendolo in parti sempre più piccole, in modo da poterne studiare le proprietà. Le parti sono la cosa più importante e da esse si risale alla comprensione del tutto.Questo orientamento ha guidato gran parte della scienza e della tecnologia nel nostro secolo; pertanto è profondamente radicato nel nostro modo di pensare.
Quando ci troviamo dinanzi ad un problema, focalizziamo l’attenzione sulla parte che non funziona e cerchiamo di ripararla, ricorrendo agli specialisti.
Questo atteggiamento ci porta ad effettuare interventi settoriali (non privi di efficacia), ma a ridurre la visione ad un orizzonte limitato. Questo approccio funziona bene quando il problema è circoscritto in un ambito ristretto, ma si rivela sempre meno efficace all’aumentare delle dimensioni spaziali e temporali, ossia della complessità.
“Essendo tutte le cose causanti e causate, aiutate e adiuvanti, mediate e immediate, e tutte essendo legate da un vincolo naturale e insensibile che unisce le più lontane e le più disparate, ritengo sia impossibile conoscere le parti senza conoscere il tutto, così come è impossibile conoscere il tutto senza conoscere particolarmente le parti.”
Pascal

Il pensiero sistemico propone una nuova maniera di guardare il mondo e l’impresa, per cercare di dominarne meglio la complessità: considerare non gli elementi singoli ma l’insieme delle parti, intese come un tutto unico, concentrandosi sulle relazioni tra gli elementi piuttosto che sui singoli elementi presi separatamente.

Il guaio dei nostri tempi è che il futuro non è più quello di una volta.
Paul Valéry

Il Pensiero sistemico propone un approccio concreto e operativo particolarmente adatto alle organizzazioni.A differenza della Dinamica dei Sistemi, che è una disciplina specialistica, il Pensiero Sistemico può essere adottato proficuamente da tutti i manager, cioè dalle persone che prendono decisioni.Secondo molti questo approccio costituirà una caratteristica comune dei manager dei prossimi anni.

Questo approccio favorirà quanti, imprenditori, uomini d’azienda, quadri o manager, siano interessati a:
  • ampliare l’angolo di osservazione dei problemi, per cogliere aspetti che sfuggono ad un approccio specialistico;
  • affrontare con maggiore efficacia problemi interdisciplinari, da soli o in team;
  • migliorare la comprensione (individuale o collettiva) di un situazione complessa, mediante la rappresentazione delle cause strutturali sottostanti

L’applicazione delle costellazioni sistemiche permetterà di raggiungere , tra i possibili obiettivi:

  • scegliere nuovi collaboratori
  • illustrare gli effetti della riorganizzazione di un sistema
  • fornire strumenti al counselling e alla supervisione
  • migliorare la qualità della comunicazione
  • esaminare gli effetti dell’outsourcing
  • valutare il lancio di un nuovo prodotto
  • rendere più chiare le relazioni tra fornitori, azienda e clienti
  • supportare le decisioni
  • risolvere i conflitti nei team
  • facilitare la mediazione e la negoziazione
  • analizzare le implicazioni di nuovi contratti e proporre correttivi più vantaggiosi
  • generare nuove idee
  • sviluppare una nuova filosofia aziendale
  • esaminare ed elaborare le proprie convinzioni
  • facilitare l’apprendimento di competenze interculturali e di nuove lingue
  • proporre nuove soluzioni a consulenti o formatori e supervisionare il loro intervento
  • risolvere conflitti e problemi personali, di coppia e di gruppo
    I sistemi complessi sono dovunque (la nostra azienda, il nostro reparto, un ecosistema, l’economia mondiale, la nostra città, l’atmosfera terrestre,..) e noi stessi rappresentiamo forse il sistema più complesso dell’universo.I sistemi complessi, pur presenti negli ambiti più diversi (economico, aziendale, sociale, psicologico, biologico, fisico, ecc.), sono però governati tutti da alcuni principi di base, che vengono a comporre la “Scienza della Complessità”.
    Giuseppe Monti

Concorrenza e cooperazione

Monday, April 13th, 2009

Concorrenza e cooperazione

 

  • (da “Elementi di marketing internazionale” di Giuseppe Monti e Vincenzo Porcasi, ediz. Il Caos Management)

    In tutti i settori, le imprese guardano sempre più frequentemente al di la dei confini del loro mercato domestico per competere sui mercati internazionali. Spesso ciò comporta l’opportunità di ricercare dei partner stranieri con cui condividere capacità e risorse attraverso una joint-venture. Con tale termine, nella prassi del commercio internazionale in cui è identificata non già una specifica e ben delimitata fattispecie giuridica, quanto piuttosto una vasta gamma di ipotesi di collaborazione strategica fra imprese, di non breve durata, ove due più società si accordano per creare una nuova società o comunque per svolgere in comune un’attività imprenditoriale a cui essa intendono congiuntamente partecipare.

    La varietà e la molteplicità del fenomeno, joint-venture, fa si che molteplici siano le modalità di realizzazione della collaborazione riconducibile sostanzialmente a due distinte tipologie: contractual joint-venture oppure equity joint-venture. La scelta influenzata dagli obiettivi che si vogliono perseguire e dal contesto nel quale ci si muove, senza dimenticare l’influenza di considerazioni di carattere fiscale-finanziario e di eventuali problematiche giuridiche (diritto applicabile, normativa anti-trust). In concreto è possibile individuare una serie di tipologie più spesso ricorrenti:

    · collaborazioni di breve durata, che si realizzano ad esempio quando più società si associano per effettuare in comune un programma di ricerca o per mettere a punto una nuova tecnologia (research & development agreement) oppure quando più soggetti si consorziano per realizzare un determinato progetto (teaming agreement, consortium agreement) magari finanziando poi l’impresa con un prestito partecipativo o a lungo termine con carattere di partecipazione.
    · limited functions joint-ventures, quali quelle con cui due imprese, spesso concorrenti fra loro, si accordano per condurre in comune una parte della loro attività imprenditoriale;
    · full function joint-ventures, che si hanno quando i partecipanti fondendo le attività da ognuno di essi detenuta in uno specifico settore, costituiscono una joint-venture company destinata a sfruttare in maniera indipendente una determinata tecnologia o un particolare mercato geografico per conto delle società azioniste;
    · mergers vere e proprie in cui i venturers partecipanti cessano di operare come entità autonome sul mercato o quanto meno abbandonano definitivamente un qualche segmento di prodotti in cui precedentemente operavano in maniera separata, affidando il proseguimento delle attività in tale settore al nuovo soggetto giuridico risultante dal merger.

    L’esigenza di costituire una joint-venture si fonda sull’identificazione di obiettivi commerciali condivisi fra i vari venturers, a cui fa seguito la necessità di individuare la struttura contrattale che meglio si presti alla bisogna nonché a perseguire il joint-target, verificando poi la scelta effettuata alla luce della effettiva ragione che ha portato alla alleanza fra le imprese, nonché della normativa applicabile.